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Vetrate Tiffany

Questa tecnica prende il nome dal suo ideatore Louis Comfort Tiffany , grazie al quale l’arte vetraria conobbe un momento di grande splendore a cavallo del 1900, trasformando in modo radicale il gusto dell’epoca e inserendo l’arte delle vetrate in ambito non solo religioso ma anche civile rendendo la vetrata un vero e proprio oggetto d’arredamento.
Il segreto del suo successo si basava su tenacia e perfezionismo , ma soprattutto riuscì a interpretare il gusto e le esigenze della nuova borghesia americana. Tiffany aprì una vetreria per produrre un tipo di vetro con particolari caratteristiche che non trovava in commercio , vetri  innovativi in quanto racchiudevano i colori all’interno della lastra stessa , con particolari effetti opalini e cangianti.

L’altra tecnica innovativa di Tiffany fu un nuovo modo di costruire le vetrate, bordando le sagome stesse dei vetri con sottili striscioline di rame  successivamente unite colandovi sopra lo stagno

Fino a quel momento l’unica tecnica costruttiva utilizzata era quella della vetrata tradizionale tessuta a piombo , piombo profilato ad H all’interno del quale venivano inseriti i vetri. Rispetto ai profilati in piombo questo particolare tipo di tecnica consentiva di realizzare vetrate con tessere di vetro molto piccole e con disegni piuttosto particolareggiati e complessi. Le sue lampade , magiche e coloratissime sono divenute famose in tutto il mondo e battute nelle più grandi case d’asta.

La vetrata tradizionale

Cenni storici - Le Cattedrali di luce

Il valore simbolico della luce si esprime nella sua pura essenza  attraverso le vetrate  che sono 
storicamente legate all’architettura gotica, le vetrate da sole sono capaci di conformare ogni ambiente, donandogli una qualità spirituale altrimenti difficilmente raggiungibile. Nelle grandi cattedrali gotiche la vetrata è autenticamente protagonista, al punto che tutta l’architettura sembra essere pensata proprio in funzione della vetrata istoriata

La luce è il complemento indispensabile della gloria di Dio”. Questo si diceva nel Medioevo, e a tal punto si credeva a questa ‘massima’ che tutto venne organizzato per catturarla quella luce e per farle sprigionare tutto il proprio valore simbolico. Proprio quel Medioevo quindi, al quale molti attribuiscono la definizione di stagione storica più buia, si rivela invece un trionfo di luce e colori, soprattutto nel periodo gotico.

Nel corso della storia si sono susseguiti stili diversi nel disegno della vetrata, stili che si sono evoluti di pari passo con quelli dell’arte pittorica, ma la tecnica classica prevedeva per la pittura la cosiddetta ” grisaille”, seguita dalla cottura a forno e dalla rilegatura a piombo. 
Senza dubbio è il XIII secolo il periodo di massimo splendore dell’arte della vetrata, proprio perché l’architettura gotica offre immensi spazi alla decorazione vetraria. Nelle architetture delle grandi cattedrali gotiche la vetrata si sostituisce via via al muro divenendo essa stessa un muro luminoso ‘istoriato’, un muro di luce che cambia fascinosamente ad ogni ora del giorno. L’annullamento del muro come massa di sostegno e la possibilità di utilizzare grandi superfici vetrate capaci di inondare di luce l’interno delle cattedrali contribuirono così a creare una nuova concezione dello spazio. 
“La vetrata si manifesta senza imporsi ma allo stesso tempo fa presente il suo esserci pur anche quando non viene osservata: persino una piccola vetrata istoriata, collocata tra le finestre di una chiesa, è capace di definire uno spazio diverso, di evocare qualcosa di nuovo e di significativo in quello spazio”. 
E per i gotici quel significato simbolico e quello spazio hanno un valore importantissimo: la luce che penetra dalle vetrate appare qualcosa di più di un semplice mezzo fisico che permette di vedere. La luce naturale esterna, attraversando i vetri colorati, si trasforma in luce di carattere trascendente e mistico, che simboleggia la luce di Dio illuminante i fedeli. 
“Le facciate, le vetrate, gli strombi dei portali, i capitelli e le guglie, tutti i possibili spazi utilizzabili –diventano strumenti di insegnamento, svolgendo quella funzione didattica cui i libri di teologia non potevano certo aspirare”. 
Storicamente, quindi, è possibile individuare una duplice funzione nelle vetrate: da un lato esse chiudono uno spazio, proteggendolo dall’inclemenza del tempo, dall’altro servono come illuminazione, lasciando penetrare la luce. E mentre nella chiesa romanica la funzione di chiusura era affidata al muro e l’illuminazione alla finestra, nella cattedrale gotica gli architetti perfezionarono il sistema di pilastri e volte per far scomparire mura e finestre, sostituendole con un unico elemento, la vetrata, capace di assolvere entrambe le funzioni. 
Proprio quella vetrata per cui molti usano il termine di “pittura con la luce” e che, secondo il più antico scritto sulla tecnica della vetrata istoriata, “Deve essere vista in controluce; è necessario che la luce passi attraverso i suoi vetri colorati per darle vita e animarla”.

Oggi questa tecnica viene ancora ampiamente utilizzata, consiste nel “ legare “ i vari pezzi di vetro con un profilo di piombo ad H ,poi opportunamente saldato con lo stagno. É adatta a realizzare vetrate semplici e lineari in quanto i profilati di piombo pur essendo malleabili , permettono la contornatura di tagli di vetro semplici . É  una tecnica adatta a creare figure geometriche e con pezzi grandi in quanto il profilo a piombo  dona solidità e struttura alla vetrata sottolineandone le linee grafiche. Attualmente, si consiglia l’inserimento della stessa all’interno di un vetro isolante che ne salvaguarda l’integrità nel tempo,preservandola dagli agenti atmosferici come piogge acide e vento, garantendo contestualmente l’isolamento termoacustico certificato secondo le normative vigenti in classe A.

Possiamo arricchire le nostre vetrate impiombate con decorazioni pittoriche che consentono di rendere anche i dettagli di una composizione .Per fare questo si utilizzano le pitture a grisaglia.

Pittura con grisaglia

Realizzata per secoli , è rimasta sostanzialmente invariata nella procedura di lavorazione , nella sua forma più antica è sostanzialmente monocromatica in quanto la decorazione consisteva solo nel disegno e nell’ombreggiatura, mentre i colori erano dati dal vetro stesso.

Successivamente si è cominciato a stendere anche ossidi minerali sui vetri creando un’ ampia gamma di cromatismi.La lavorazione della grisaglia è una tecnica complessa ed impegnativa che necessita di ottima manualità , senso pittorico , profonda conoscenza dei cicli del forno , degli ossidi e degli smalti e della loro relativa temperatura di cottura, i pezzi finiti prima di essere legati a piombo o con profili in rame vanno cotti in appositi forni da vetro ad alta temperatura.